Storia e natura

REGIA CORTE DEI BARONI DA PISA: LE ORIGINI E LA STORIA

da-pisaL’azienda agricola del dott. Paolo Bisazza, nasce nel 2010, a seguito di un processo di integrazione resosi necessario col borgo attiguo di Pantano di cui rappresenta l’appendice storica e produttiva. Difatti il feudo era la tenuta  storica della regia corte dei Baroni Da Pisa da cui il Bisazza discende.

I Baroni intorno al 1400 si insediarono nell’area diventando il riferimento dell’arte maggiore dei medici e degli speziali” in particolare della attività  fitoterapica, cioè della  cura delle malattie con le piante.

La vegetazione locale, così ricca di specie, rappresentava un’enorme possibilità anche per la farmacopea dell’epoca con una gamma ampia ed estesa di farmaci, essenze e risorse ricavabili per la cura della salute. La comunità dei Baroni diventò uno dei riferimenti della farmacopea non solo locale e fu il fornitore principale della antica “farmacia”  di Rocca (adesso Roccavaldina). A tale attività si affiancò man mano l’arte della tessitura, con una particolare predisposizione per i tessuti bianchi e blu, che  costituivano una produzione tipica della comunità. Si producevano i tessuti di mossul (musoline) sete, broccati, tappeti. A quest’ attività, si associava quella della produzione della seta (che venne lavorata per le committenze della famiglia Bosurgi, titolare per lungo tempo del porto franco a Messina) e del  lino, un filato importante per il sostegno dell’economia familiare. Con esso si realizzavano lenzuola, cuscini, tovagliati. Inoltre da questo tessuto, venivano confezionati al telaio gli indumenti più delicati che costituivano il corredo, solitamente custodito fino al giorno del matrimonio nelle “cascie”.

L’agricoltura, serviva principalmente per il sostentamento familiare in quegli orti domestici che si trovavano sul retro delle case, seguendo le linee di indirizzo, dei testi degli agronomi di Al Andalus.

I rapporti tra la Sicilia e la regione iberica, sono accertati da scambi di esperienze e contatti, specie con le scuole agronomiche di Cordoba, Toledo e più tardi Siviglia, anche per l’appartenenza allo stesso universo politico, culturale e religioso. La scienza agronomica dell’epoca, si fondava sulla consapevolezza della necessità di salvaguardare la fertilità del suolo, rilevava l’importanza della concimazione e dell’irrigazione.

Queste conoscenze avevano portato a comprendere come l’acqua ed i nutrienti, in questo ambiente, fossero risorse limitate, il cui uso, attraverso il riciclaggio e il risparmio, andava ottimizzato.

Le maestranze locali seppero utilizzare al meglio le risorse idriche del sottosuolo e quelle meteoriche, realizzando nello stesso sito, una straordinaria rete di condotti sotterranei di drenaggio e captazione delle acque e di interconnessione tra essi e distribuzione di quanto captato oltre che degli eventuali esuberi provenienti dalle cisterne collegate alla rete. Queste venivano costruite secondo la tipologia dei “qanat”, strette gallerie scavate artificialmente e collegate alla superficie da pozzi seriali. Grazie al razionale utilizzo delle acque, allorché scompare l’economia legata all’arte maggiore dei “medici e degli speziali”, compaiono e si diffondono le coltivazioni agricole di cotone, lino, canapa, ortaggi, legumi, agrumi, gelsi.

Coltivazioni che smettono di essere materia prima di, quelle che oggi chiameremmo “filiere corte” per diventare produzioni agricole da vendere sul mercato Insieme alle colture autoctone del tempo, si mettevano a dimora, piante provenienti dai più disparati areali.

Per finalità di produzione agricola furono poi introdotte specie che si trovavano magari già ambientate, perché provenienti dalle regioni sottomesse al dominio arabo, tra le piante di cui fa cenno anche Ibn Hawqal, venivano coltivate, lungo il carruggio (ruscello), che lambiva il fondovalle del borgo, zucche, cocomeri, cipolle, sommacco, carciofi e melanzane.

Nelle zone più umide, veniva coltivato il lino, da cui si ottenevano, secondo quel che scriveva lo stesso Ibn Hawqal, quelle stoffe di grande qualità, considerate anche superiori a quelle egiziane.

Si producevano legumi ed il sesamo,  e una malva conosciuta anche in Spagna, che sempre Ibn al Awwam chiamava “malva di Sicilia”, pianta ancora presente  nell’areale.